Il Segreto della Dea Lontana

A tutti gli appassionati cultori dell'affascinante e misteriosa civiltà egizia è noto che l'Egittologia considera il volto della Sfinge di Giza l'immagine del faraone Khafre. Tuttavia, gli elementi scientifici che supportano tale ipotesi sono pochi e facilmente opinabili, non sufficienti a dimostrare la paternità del monumento da parte di tale sovrano. Invece, sono molte le prove che suggeriscono una differente identità della scultura leonina. Analizzando alcune antiche divinità egizie si può tentare di chiarire chi effettivamente la Sfinge rappresenti ed il suo significato. Dal mio punto di vista, religione ed architettura sono tutt'uno sulla piana di Giza. Chi ha progettato la necropoli ha voluto custodire conoscenze evolute nell'architettura dei monumenti. Ritengo che la grandiosa necropoli sia stata edificata in conformità ad un rigoroso progetto unitario. Gli studi da me condotti hanno evidenziato lo stretto legame tra disposizione dei monumenti e concezione dell'Aldilà, della Duat, descritta nei testi sacri. Le prove e gli indizi indispensabili a chiarire il mistero dell'imponente scultura leonina che domina da millenni le piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure sono molte e dettagliate; raccolte e studiate permettono di chiarire l'identità del suo volto e perché fu scolpita proprio in quella posizione.

Gli elementi principali che userò nella presente trattazione per tentare di chiarire "l'entità" Sfinge sono due: l'analisi delle divinità Iside, Hathor, Sekhmet, Dea Lontana ed uno studio particolare della necropoli di Giza descritto nel mio libro "Osiride rivelato" in cui è spiegata la Teoria della planimetria Duat da me elaborata.

Iside

Sorella e moglie di Osiride, madre di Horus, Iside fu davvero la divinità più grande che l'umanità abbia conosciuto, tanto che il suo culto, dopo il declino egizio, si diffuse in tutto l'impero romano e sopravvisse per secoli.

La sua grandezza è legata al mito di Osiride, quello che io ritengo il nucleo di tutta la mitologia egizia, la chiave che permette di accedere ai misteri dell'antico e superbo popolo egizio.

La leggenda vuole che Osiride ricevette, dal padre Geb, il compito di governare la Terra. Con equilibrio e rettitudine onorò l'incarico, tanto da essere chiamato Wennefer, "Il Perfetto", "L'Essere Buono". Per gli egizi, quel periodo, fu un'autentica età dell'oro perché Osiride concesse pace, prosperità e conoscenze. Geloso, il fratello Seth, con un espediente, rinchiuse Osiride in una cassa e la gettò nel Nilo, provocando l'annegamento dell'odiato e rivale fratello. La versione più accreditata della narrazione prosegue con lo smembramento del defunto sempre ad opera di Seth, che disperse i vari pezzi (forse quattro come i punti cardinali o quattordici) in tutto l'Egitto. Iside, sposa di Osiride, riuscì a recuperarli. Con l'aiuto della sorella Nefti, moglie di Seth, ricompose le parti, creando la prima mummia d'Egitto. La grandezza, la potenza e l'amore di Iside portarono alla resurrezione di Osiride, ma solo per il tempo necessario al concepimento di Horus. In seguito, Iside si nascose nelle paludi del delta del Nilo, dove allevò il piccolo in tutta sicurezza lontana dalla possibile vendetta del fratello assassino.

Una differente versione narra che la cassa giunse a Byblos e si trasformò in albero.

Seth era diventato re d'Egitto, ponendo fine al florido governo del fratello assassinato. Adulto, Horus reclama vendetta. Ha così inizio una lunga ed estenuante battaglia (lotta tra Horus e Seth). Thot, dio della saggezza e della sapienza, persuase i due contendenti a sottoporsi al giudizio del consiglio degli dei ad Eliopoli. Horus fu riconosciuto legittimo erede di Osiride e, come tale, successore al trono d'Egitto. Dopo la sentenza, Horus compie un viaggio nel mondo sotterraneo per comunicare la novella al padre. La felice notizia consente all'anima di Osiride di risvegliarsi per divenire così, il simbolo della rinascita, lo spirito della vita. Giustizia e ordine regnano di nuovo sovrani. Il legittimo erede è sul trono per continuare il buon governo del padre, il ciclo naturale della vita continua dopo la morte.

Osiride era rinato nell'oltretomba divenendone sovrano e giudice (giudizio di Osiride per l'accesso all'Aldilà).

Il nome egizio di Iside, figlia della dea del cielo Nut e del dio della terra Geb, era Aset e probabilmente significava "trono" di cui n'era l'incarnazione. Avendo concepito miracolosamente Horus fu identificata come la madre di tutti i faraoni. I Re erano simbolicamente da lei generati quali eredi del suo leggendario figlio e legittimati a sedere sul trono d'Egitto. Iside era la madre di tutti i faraoni ai quali concedeva di regnare sul Trono delle Due Terre.

Altro aspetto importante era che Aset fu associata alla stella Sirio, l'astro che annunciava le fertilizzanti piene nilotiche. Le inondazioni concedevano nuovi abbondanti raccolti e la fertilità della terra fu associata a quella della dea nel concepimento di Horus, il nuovo faraone. Tutto ciò è intimamente legato anche alla figura di Osiride, in quanto le piene erano il simbolo della rinascita, della nuova fertilità che s'incarnava nell'erede legittimo, indicavano il ciclo naturale dell'esistenza.

Iside era "la grande della magia". Unica tra tutte le divinità del pantheon egizio riuscì ad impadronirsi del potere di Ra. Fu associata a varie divinità, ma giunse ben presto a fondersi con Hathor, dal quale ricevette le corna bovine ed il disco solare quale emblema sul capo. Come Isis Pharia, in epoca greco-romana divenne la protettrice dei marinai, ed il suo culto si estese sino all'Europa del nord.

Hathor

Prima che Iside le subentrò, Hathor era considerata la madre del dio sole: Horus il falco. La dea è indicata da un geroglifico definito come "casa" in cui dimora un falco; da qui il significato del suo nome: "casa Horus", letteralmente Hat-Hor. Divinità antichissima già in epoca arcaica Hathor era raffigurata come vacca dalle lunghe corna bovine. Il mito vuole che la dea avesse sollevato in cielo il sole per mezzo delle sue corna. Per questo fu assimilata all'astro diurno e vista come Occhio del Sole. I suoi connotati mutarono e fu rappresentata in forma umana, mantenendo però, sul capo, le tipiche corna che sorreggono il disco solare. Numerose e bellissime sono le raffigurazioni che la descrivono mentre protegge i faraoni, gli Horus suoi figli. In forma bovina Hathor era venerata come dea funeraria, dato che per ordine di Ra assunse, nel mito della distruzione del genere umano, l'aspetto mortifero della leonessa Sekhmet. I defunti desideravano essere "al seguito di Hathor", in quanto la dea li avrebbe protetti dalle tenebre dell'aldilà. Per questo motivo e per il fatto che fu denominata "la grande mucca celeste che creò il mondo e il sole", Hathor fu detta "la Grande Madre".

Era anche dea della danza, della musica e dell'amore.

Sekhmet

Leonessa, o donna con la testa del felino, Sekhmet, "La possente", era vista come infuocato calore solare al culmine della sua intensità. Divinità guerriera, il suo rovente respiro era considerato il vento del deserto. Con la sua ferocia combatteva i nemici di Horus, il Re, e nel mondo ultraterreno sfidava Seth e Apophis, i nemici dell'ordine cosmico. Per queste sue caratteristiche divenne protettrice di tutti i faraoni e guardiana dell'Aldilà. Questi aspetti presero origine dal mito di seguito brevemente descritto. Ra, dio sole, disgustato dagli uomini, incaricò la dea, sotto le sembianze di una leonessa, di distruggere il genere umano. Gli altri dei, data la ferocia del massacro, invocarono grazia a Ra, chiedendo di fermare la carneficina. Per placare l'ira di Sekhmet, Ra fece inondare i campi con birra mescolata ad una sostanza rossa. Credendo di bere sangue, la dea cadde in un sonno profondo dimenticando la sua ira. Questa leggenda l'accostò al mito della "Dea Lontana" e le valse l'appellativo di Occhio di Ra, inoltre, data questa sua terribile natura, nelle illustrazione fu vestita di rosso, il colore con cui è generalmente indicata. Accanto alla ferocia protettiva verso il sovrano, affiancava l'aspetto benefico di guaritrice, tanto da divenire patrona della medicina e, come tale, considerata la "Grande Maga", possente guaritrice.

Le doti guerriere di Sekhmet resero tale divinità la controparte di Hathor dea dell'amore e del piacere.

Il luogo della rinascita

Anche se le descrizioni delle divinità femminili appena viste sono brevi ed essenziali, è comunque evidente che Iside, Hathor e Sekhmet hanno tratti comuni, a volte intercambiabili. Sono gli stessi egizi che, attraverso i testi e le raffigurazioni, suggeriscono, a volte in modo esplicito, che queste divinità convergono verso "un'entità", sintesi del significato complessivo delle tre dee. Prima di continuare l'analisi di questa enigmatica entità, spiegherò una parte della Teoria della planimetria Duat, da me descritta in Osiride rivelato, in quanto necessaria a chiarire il mistero della Sfinge di Giza.

La svolta alle mie ricerche la ebbi una sera mentre, con tutta calma, sfogliavo un nuovo libro. Soffermandomi sul disegno di una planimetria dell'intera necropoli ebbi l'intuizione decisiva. Che la grande necropoli celasse qualcosa di strano e misterioso era già una mia convinzione (e di molti studiosi), ma non avrei mai immaginato che quella sera la mia vita sarebbe cambiata.

Tutto cominciò dall'aver notato lo strano orientamento delle strade cerimoniali. Le insolite vie cerimoniali che dai templi a valle delle piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure giungono ai templi funerari dinanzi ai grandiosi mausolei.

Il problema era apparentemente semplice: perché le rampe non sono orientate tutte verso est, dove sorge il sole, dove guarda la Sfinge, simbolo della rinascita eterna del faraone? Se le piramidi sono tombe, cenotafi o comunque monumenti simbolici strettamente legati alla concezione dell'oltretomba dell'antica religione egizia, se la vasta piana è un'immensa necropoli, perché le vie cerimoniali, ultimo tragitto terreno del sovrano prima del risveglio nell'Aldilà, non erano tutte orientate verso est, la rinascita simbolica?

Da queste apparenti semplici domande trae origine quella che di recente ho definito Teoria della planimetria Duat, in quanto, tutta la ricostruzione descritta nel libro, mi porta a concludere che la necropoli di Giza fu edificata sulla base di un progetto generale unitario ricalcante la "struttura" della Duat, Il Terzo Universo sacro, dimora delle anime, descritto nel libro dell'Amduat.

A seguito di approfondite ricerche sono giunto alla conclusione che le piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure, la Sfinge e le rampe cerimoniali sono la parte a noi visibile della Duat, l'Aldilà egizio. In altre parole i monumenti della necropoli ricalcano fedelmente ciò che i testi religiosi dell'oltretomba descrivono. Ecco perché sulla piana di Giza sono state edificate le piramidi più grandi ed enigmatiche: esse rappresentano il massimo della religione egizia, sono quel luogo sacro in cui le anime degli dei riposano da millenni. I grandiosi monumenti della necropoli ricalcano fedelmente il viaggio che il dio Ra compie a bordo della sua barca solare attraverso tutte le dodici regioni della Duat. I monumenti di Giza sono la sintesi della religione egizia e come tali sono il massimo in fatto di tecnica costruttiva. In essi gli abili progettisti hanno racchiuso tutta la loro scienza fusa con la religione.

In Osiride rivelato la completa ricostruzione schematica chiarisce in modo esplicito queste mie affermazioni. La necropoli è stata edificata considerando fedelmente il mito di Osiride. Il fatto che gli antichi costruttori abbiano edificato i monumenti riproducendo abilmente, attraverso la geometria, il viaggio di Ra nell'oltretomba è logico, in quanto il libro dell'Amduat identifica le dimore degli dei.

Ma il luogo più importante dell'Aldilà è la quinta ora notturna, in cui è ubicata la "Casa di Sokar", il regno di Osiride.

È chiaro, grazie a Robert Bauval, che le tre grandi piramidi riproducono la costellazione di Orione. Orione, com'è noto, era la controparte stellare di Osiride. Di conseguenza le tre piramidi riproducono il dio dell'Aldilà. Ogni faraone morto diventava un Osiride e trasfigurava in Orione. La necropoli di Giza è importante e progettata considerando la "struttura" della Duat descritta nel libro dell'Amduat, perché è la dimora di Osiride. Ma Osiride era ogni faraone morto, che trasmutava in Orione. Questa considerazione è molto importante, in quanto permette di capire perché la necropoli fu edificata. È noto ai più che in nessuna piramide è mai stato trovato un corpo, neanche in quelle trovate sigillate, come per esempio quella di Sekhemkhet della III dinastia in cui, addirittura, sul coperchio del sarcofago vi era deposta una ghirlanda di fiori. Si è iniziato ad indagare sulla funzione di tali monumenti ipotizzando le più diverse destinazioni d'uso di queste particolari strutture. Io ritengo che, in realtà, le piramidi, almeno quelle di Giza, siano veramente tombe per uomini in carne ed ossa! Le tombe dei mitici Re delle primissime dinastie fino circa la V-VI dinastia.

Queste mie convinzioni nascono dalla precisa ricostruzione della piana di Giza (descritta in Osiride rivelato), dall'inequivocabile letteratura funeraria egizia e dai reperti archeologici.

Le piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure sono Orione, il luogo in cui ogni sovrano dimorava per l'eternità. E questo luogo è materialmente costruito riproducendo passo passo la tradizione letteraria relativa l'Aldilà.

Geometria sacra

Torniamo alla Sfinge.

A questo punto possiamo iniziare a capire chi rappresenta la scultura leonina.

La piana di Giza non sarebbe altro che la dimora dei faraoni delle prime dinastie (questa è una mia idea, supportata però da una mole imponente di dati che confermerebbero tale mia convinzione). I corpi di tali personaggi riposano in qualche punto della divina necropoli, forse proprio nella quinta ora, la caverna di Sokar. Normale che un simile "tesoro" sia stato ben nascosto dagli antichi sacerdoti-architetti.

Esistono delle indubbie anomalie costruttive nelle camere interne di alcune piramidi, soprattutto nel mausoleo di Khufu. Per l'Egittologia tali anomalie sono da attribuire ai ripensamenti avuti dagli architetti in fase d'opera, nel tentativo di apportare migliorie strutturali all'intero complesso (questa la sostanza del discorso). Inoltre, la particolare disposizione dei corridoi e delle stanze risponde all'esigenza di sviare eventuali profanatori di tombe. Mia opinione è che non vi sia stata nessuna modifica durante l'erezione di tali monumenti, specie per la piramide di Cheope, edificata sulla base di un progetto preciso. Ritengo che in quelle stanze non abbia mai riposato un corpo, tuttavia, credo vi sia un fondo di verità sul fatto che le cavità interne servissero (e servono) a sviare eventuali profanatori. Dette camere servono solo per essere correttamente interpretate, (soprattutto la Camera del Re della Grande Piramide). Ritengo, e la ricostruzione che ho fatto in Osiride rivelato è la prova, che la piramide di Cheope, attraverso le sue misure, sia la chiave per individuare le dimore eterne dei defunti faraoni, gli Osiride-Orione.

La figura n°1 (nel sito figura n°2) mostra una delle planimetrie di Giza in cui è riprodotta parte della mia ricostruzione schematica, generata direttamente dalle rampe sacre.

Com'è evidente tali rampe non hanno una disposizione casuale, ma sono le diagonali e la base di un immenso rettangolo che circonda la vasta area monumentale, come visibile nella figura n°2 (nel sito figura n°3). Attraverso il particolare orientamento, gli antichi costruttori c'indicano la strada da seguire per penetrare l'enigma di Giza. Le rampe sacre, ultimo legame terreno del defunto faraone prima del risveglio eterno nella costellazione di Orione, sono i primi elementi di un preciso percorso minuziosamente programmato dagli eccelsi costruttori per indicarci la dimora di Sokar.

Le vie cerimoniali delle piramidi di Khufu e Khafre sono le diagonali del rettangolo, mentre la rampa del mausoleo di Menkaure è la base. È impossibile che sia il caso a generare una simile geometria, oltretutto in Osiride rivelato la grafica descritta nella sua totalità non lascia dubbi in proposito.

Tutta la geometria però poggia su tradizioni precise riferite alla religione dell'oltretomba. L'immensità del progetto di Giza è che la dettagliata e logica geometria aderisce fedelmente a quanto descritto nel libro dell'Amduat. Religione ed architettura sono fuse nella più grande ed importante necropoli egizia.

Tutto il sito è stato edificato considerando il concetto di doppio, sia a livello geometrico sia spirituale. Alla base della rigorosa disposizione dei monumenti vi è il Ka, il doppio spirituale degli antichi egizi, riprodotto anche a livello matematico sulla piana di Giza. Per essere concreto elencherò alcuni punti che chiariranno la questione.

L'impostazione generale della divina necropoli, quindi, non è casuale, ma risponde al concetto religioso-geometrico di Ka. Non dimentichiamo che la piana di Giza è un'immensa necropoli, in cui riposano i Ka, i doppi spirituali dei faraoni. La stessa disposizione delle piramidi secondo la Cintura di Orione è Ka di Osiride. Come si vede il concetto di doppio è presente in modo voluto e sistematico nella grande necropoli, proprio perché è stata volutamente edificata su tale principio, in conformità ad un progetto generale unitario.

Chi è nella Duat?

Ho affermato che la seconda mediana, la "B" (nel sito mediana verde di figura n°5), permette di chiarire l'enigma dell'imponente leone di Giza. Innanzi tutto tengo a precisare una cosa: le mediane coincidono con le ore della Duat. Detto questo possiamo notare come tale divisione cada proprio sopra la Sfinge generando due quadrati, in linea con il concetto di metà del sarcofago e massima espressione di egual divisione. Si formano cioè due aree uguali ad est e ad ovest di tale ora.

Nel libro dell'Amduat si afferma che nella seconda regione, quella di Wernes, Ra insedia gli Dei del grano. Tale regione è dominio di una divinità detta "La saggia guardiana del suo Signore". Come si può ben notare sia dal punto di vista logico-geometrico sia da quello teologico si può ben capire perché la Sfinge sia stata edificata proprio in quel punto preciso. È l'inizio del vero "sarcofago" della piana di Giza, il punto in cui Ra insedia gli Dei, i faraoni, il luogo in cui riposano gli Osiride-Orione!

Niente nella divina necropoli è casuale: tutto è stato minuziosamente edificato secondo precisi riferimenti religioso-scientifici!

Gli egizi ci dicono che "La saggia guardiana" protegge il suo "Signore".

Ma questo "Signore" è senz'altro Osiride, in quanto il libro dell'Amduat è stato scritto in funzione del luogo più importante della Duat, vale a dire la quinta divisione, il regno di Sokar-Osiride, il punto della rinascita. Ma come già rimarcato, ogni faraone defunto diveniva Osiride, quindi, è evidente che per "regno di Osiride" s'intende il luogo in cui riposano i faraoni, massime divinità nell'antico regno! Beninteso, un Re copostipite divinizzato probabilmente è esistito all'origine dell'antichissima civiltà egizia, forse proprio Sokar, ma tutta la ricostruzione da me fatta, sia a livello logico geometrico, sia religioso, indica chiaramente che la necropoli di Giza è la Duat, il luogo in cui riposano i faraoni divinizzati, forse insieme al primo grande sovrano delle Due Terre!

La Dea Lontana

All'inizio abbiamo analizzato i tratti principali di Iside, Hathor e Sekhmet. Queste racchiudono anche il valore ed il significato di altre dee, come per esempio Bastet o Tefnut, a loro simili o addirittura uguali. Ciò fu abbastanza normale nell'antico Egitto e questa pratica di "fondere" più divinità in un'unica entità prende il nome di sincretismo. Ritengo che una divinità in particolare racchiuda tutte le caratteristiche ed i concetti propri delle dee femminili analizzate: la Dea Lontana.

Questa incarnava principalmente l'aspetto terribile ed infuocato delle leonesse Tefnut e Sekhmet, tanto che il mito della distruzione del genere umano descritto le è proprio, si identifica con essa. Ma la dea si rispecchia anche nei lati benevoli delle altre due "gemelle" ed anche per lei vale la regola dello scambio di personalità. In altre parole la Dea Lontana racchiude a se le caratteristiche di Iside, Hathor e Sekhmet.

È madre di Horus e di tutti i faraoni. La conferma di ciò è proprio il suo nome: Dea Lontana. Se consideriamo il nome di suo figlio Hor scopriamo che questo vuol dire "Il lontano". È palese lo stretto legame tra madre e figlio!

Inoltre, come le altre, era una divinità solare e pertanto era pure "Occhio di Ra". Questo ci ricollega al ciclo solare del quale la Dea Lontana ne era l'emblema: il ciclo di nascita e morte descritto nel libro dell'Amduat per mezzo della metafora del viaggio di Ra sulla sua barca solare nelle tenebre dell'Aldilà, sviluppato, a mio parere, come seguito all'epopea principale del mito di Osiride vista all'inizio.

Ricapitolando possiamo affermare che la Dea Lontana racchiude a se tutti gli aspetti ed il significato delle maggiori divinità femminile dell'antico Egitto riferite al mito di Osiride, infatti:

Ma Ra era il faraone, in quanto ogni faraone era detto figlio di Ra, ed il sovrano era Horus, figlio legittimo di Osiride, destinato a governare sul Trono delle Due Terre concessogli dalla madre Iside. Come si può ben costatare, i legami sono infiniti e logici e tutti questi aspetti li ritroviamo sulla fantastica piana di Giza, il Terzo Universo sacro.

Aker

Torniamo alla Sfinge. Sovente ci si chiede cosa rappresenti, se celi qualche incredibile e meraviglioso segreto, se effettivamente sia il volto di Khafre oppure no; suscita innumerevoli dubbi ed interrogativi. Per quel che mi riguarda, a seguito di tutto ciò che ho scritto, ritengo di avere un'idea chiara e sensata sul "mistero della Sfinge". La poderosa scultura altri non è che Aker, la divinità del regno dell'oltretomba riportata nei Testi delle Piramidi. Questa divinità è la terra, il terreno, il sottosuolo con tutto il significato che esso ha per l'uomo. Divinità antichissima è raffigurata con un doppio corpo di leone, doppio come le braccia del ka. E questo legame non è certo casuale in quanto, anche Aker esprime il ciclo della vita, in terra e sotto, nell'oltretomba. Rappresenta il legame tra il mondo materiale e quello spirituale. Veglia l'anima ed il corpo nella nuova esistenza. Questo è il significato della Sfinge. Il leone è in realtà Aker guardiano della necropoli. Sin dalle antichissime origini simboleggia il ciclo del sole che da oriente sorge tramontando la sera ad occidente, mentre le due teste guardano vigili che ciò avvenga. L'importanza di questo è notevole, perché appare ovvia la connessione esistente con il racconto dell'Amduat in cui si descrive il viaggio del sole da occidente ad oriente nel regno di Osiride. Ed Aker è parte della tradizione osiriaca. La Sfinge trova naturale posizione nella necropoli, perché vigila il riposo degli dei proprio sulla seconda divisione, l'inizio del sarcofago. Anche nel libro dell'Amduat questa divinità protegge la caverna di Sokar, il sarcofago, proprio nella seconda ora. Architettura e testi sono concordi. Ma abbiamo altri elementi per sostenere l'argomento. Aker, secondo la tradizione, è il corpo sotterraneo del sole entro cui l'astro diurno percorre il suo tragitto notturno dopo essere svanito all'orizzonte occidentale. Ecco perché il corpo della Sfinge è infossato nella roccia, sotto il livello del piano naturale, tanto da essere sempre sepolto dalle sabbie. È come se fosse il percorso sotterraneo del sole. La stella, nel suo viaggio oscuro, entra nel corpo della divinità che è nelle viscere della terra. Ne consegue che anche questa tradizione è perfettamente rappresentata sulla piana di Giza, secondo le indicazioni dei testi religiosi. La Duat è fedelmente edificata su tradizioni antichissime. Dalle antiche origini, Aker evolve nel suo aspetto assumendo l'attuale forma a noi famigliare: un corpo di leone con volto umano. In queste fattezze è rappresentato il sovrano. S'intende così esprimere la potenza regale, la forza del faraone che annienta i nemici. Il significato però, è il medesimo di quello di un tempo, nel senso che il leone è sempre indicato come guardiano, il protettore del dio Sole (il Re) in ogni sua forma, tanto che le sfingi sono a "guardia" di molti templi e tombe. È palese, quindi, la funzione della Sfinge di Giza, chiamata Harmachis il "Sole dell'orizzonte", perché racchiude in sé il ciclo solare, le divinità che incarnano il sole nelle sue fasi:

Ciò vuol dire che l'imponente leone veglia su tutti gli Horus, tutti i faraoni della Duat, confermandoci ancora che la necropoli è un cimitero divino. Tutte queste caratteristiche della Sfinge protettrice del sole (del sovrano), la potenza e la forza che esprime con riferimento a quella del re, sono concetti già analizzati. Una divinità incarna e sintetizza tutti questi elementi: la Dea Lontana.

Essa è Sekhmet o Tefnut, secondo la teologia considerata, la temibile divinità solare dalla testa leonina. È Hathor la "Casa di Horo", è Iside il Trono di tutti i re d'Egitto. All'inizio delle sepolture, alla seconda divisione, la Grande Madre Iside nella forma di Sekhmet, protegge i suoi figli Horus che siedono sul Trono dell'immortalità da Lei concesso. Questo è il sostanziale epilogo dell'enigma di Giza. Il volto della Sfinge quindi, non raffigura Khafre, ma il viso femminile della Dea Lontana, d'Iside che protegge i suoi figli. La cosa non è strana, perché nella storia dinastica egizia, abbiamo l'esempio di Hatshepsut (XVIII dinastia 1503-1482 a.c.). Donna faraone, è ritratta con il nemes (il copricapo esclusivo dei re) e con la barba posticcia simbolo di regalità. Senza dimenticare la bellissima statua, conservata al museo del Cairo, dove è ritratta nella forma di Sfinge. Diventa chiaro anche l'importantissimo ruolo delle donne egizie in quell'antica civiltà, nonché la strana usanza dei faraoni di truccarsi il viso assumendo tratti a volte marcatamente femminili. La dea gatta Bastet, una delle forme di Iside-Hathor, in epoca arcaica era rappresentata con sembianze di leonessa ed era venerata come Signora dell'Est; proprio come la Sfinge scruta e protegge le dimore degli Horus vegliando l'orizzonte orientale, il luogo della rinascita, l'est. Inoltre frammenti rinvenuti sul corpo del monumento leonino indicano che un tempo la grande scultura era dipinta di rosso. Questo particolare è strettamente connesso a Sekhmet in quanto era il colore caratteristico della "Possente". Tutto ciò in onore alla Grande Madre, generatrice e protettrice.

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